SICILESI ! SEMPRE RACCOLTI INTORNO AI SEGNI STORICI E RELIGIOSI DEL NOSTRO PAESELLO NATIO
Nella primavera dell'anno 1775 su questre nostre colline e vallate, coperte di tenera erbetta e fiori, il popolo di Sicilì ebbe la grazia dal Signore di vedere nascere un fiore veramente grandioso: San Teodoro Martire.
Ci hanno tramandato i nostri antenati, e documenti Ufficiali lo confermano,
che questo avvenne il 30 Marzo 1775, e in tale data a Sicilì per molti anni si é sempre svolta la
Festa di San Teodoro; poi per cause del cattivo tempo e per altre ragioni la festa fu spostata alla prima
domenica di Settembre, come avviene ora e avverrà in seguito.
Il corpo di San Teodoro si dice che fù chiesto alle autorità ecclesiastiche dal barone di Sicilì
Don Teodoro Di Stefano, che lo regalò alla nostra Parrocchia; e quando l'Arciprete parlò al popolo
di questo regalo, dice la tradizione che vi fù un grido di gioia: in Chiesa si vedevano visi bagnati di lacrime,
altri sorridenti, tutti gridavano: lo metteremo vicino a San Biagio e alla Madonna Dei Martiri
e sarà un'altro "prutitturi nuosto".
Il popolo aveva ragione d'essere attaccato fortemente ai Santi "prutitturi" : si vivevano tempi duri,
infatti l'Italia nostra non esisteva ed era una semplice espressione geografica, come disse un francese;
le leggi sociali erano completamente assenti, e fiorente era il brigantaggio.
Per il popolo buono, lavoratore l'unica via di scampo era la fede in Cristo, nella Madonna,
nei Santi e nella Chiesa. Infatti proprio la Chiesa, come diceva un libero pensatore Lecky, ha sempre
dimostrato uno zelo più semplice e devoto, immune da qualsiasi interesse personale, sacrificando
al dovere gli affetti terreni più cari e affrontando con intrepido eroismo qualsiasi difficoltà,
sofferenze e morte per i miserabili. Un bel giorno, l'Arciprete di Sicilì annunziò al popolo che si doveva
andare a Scario a prelevare l'urna con le ossa di S. TEODORO MARTIRE che era arrivato via mare.
Il popolo del paese quasi tutto vi andò, come pure altri paesi circonvicini.
Ma lì a Scario, secondo quanto ci hanno tramandato i nostri antenati, fra gente di Sicilì e di altri paesi
sorsero accese discussioni nei riguardi dell'assegnazione del corpo del Santo.
Molti asserivano che non era opportuno dare a un piccolo paesetto un corpo Santo e che per regalo
si doveva consegnare a un paese di popolazione grande.
Per risolvere ogni discussione le autorità ecclesiastiche e civili stabilirono che fossero scelti da ogni
paese quattro uomini, e quelli, che avessero avuto la forza di sollevare da terra l'urna,
l'avrebbero potuta portare al proprio paese.
Gli uomini di tutti i paesi non riuscirono, solo i quattro Sicilesi agricoltori, umilmente vestiti, senza scarpe,
con i "zampitti" e pantaloni con l'occhiello al ginocchio, come si usavano allora, senza difficoltà sollevarono
e si posero sulle spalle l'urna e dignitosamente col capo scoperto, si mossero verso il fiume Bussento,
prendendo la strada per Sicilì.
Arrivarono dove oggi é il grande Ponte dell'Autostrada, imboccarono infine la strada mulattiera
che va a Sicilì, e lungo questo tratto molte pastorelle e vecchietti buttavano a mano piena,
al passaggio del Santo, petali di tanti fiori campestri.
Il popolo di Sicilì da allora ha venerato con fede ardente S. Teodoro e lo venererà sempre.
Durante due secoli di venerazione intensa gli abitanti di Sicilì hanno ricevuto molte grazie
da Dio per sua intercessione:
1) Chi scrive questi righi, nel 1916 parlando con un vecchietto di nome Sica Francescantonio (nomignolo Varivato) diceva: giovanotti attenti al 1917, perché nel 1817 vi fù una grande carestia di generi alimentari; il popolo se ne andava a lavorare in campagna con pochi fichi secchi e una bottiglia di vino (fu un anno di molto vino e così rimase il detto: il vino é mezzo pane). Un giorno apparve in paese un barcaiolo che fece avvisare la popolazione che chi volesse comprare granturco e grano, fosse andato a Scario, dove vi era una barca carica. Il barcaiolo disse che era stato mandato da un Signore di nome Teodoro.
2) Durante il periodo d'intenso calore estivo, un muro del Cappellone di S. Teodoro diede segno di umidità; l'Arciprete del paese diceva che quella era sicuramente la manna di S. Teodoro. Una vecchietta strofinò un pannolino su quel muro umido e lo mise in un boccettino chiuso con un turacciolo. Ogni mattina si passava sulla fronte, facendosi il segno della croce, quel pannolino umido, ma dopo alcuni giorni non riuscì più ad aprire il boccettino. Da Santa Marina venne a Sicilì il Signore Don Feliceantonio Cioffi, e la vecchietta gli mostrò la boccetta, ma neppure lui riuscì ad aprirla; pregò allora S. Teodoro che si fosse aperta perché desiderava farsi il segno della croce con quel pannolino; subito si aprì. Dopo essersi segnato, lo chiuse e mai più si aprì; l'Arciprete si prese la boccettina e la portò alla Curia. Non é leggenda é verità.
3) Un Signore di Sicilì, gravemente ammalato, fu portato all'Ospedale a Siena con alcuni dei suoi figli; la moglie restò a casa. Fu avvisata che il marito si doveva operare; questa in silenzio fece un voto a S. Teodoro chiedendogli che pregasse Cristo di salvare suo marito, promettendogli che nel giorno della sua festa avrebbe pesato il marito e dato l'obolo della sua riconoscenza. L'ammalato scrisse da Siena alla moglie che era stato operato e grazie a Dio era andato tutto bene e aveva sognato di trovarsi a Sicilì e nel passare davanti alla Chiesa, gli apparve S. Teodoro e lo pregò di presentarsi in Chiesa per pesarsi: "Certamente, scrisse alla moglie tu hai fatto qualche voto per me". Questo non é leggenda, é verità. Si potrebbe sapere che ne pensano quelli che non credono; spiegano che forse si tratta di forza occulta, per mezzo della quale si riceve e si trasmette il pensiero umano. Prova lampante; qualcosa di divino c'é al disopra di noi. Si potrebbero rammentare tanti e tanti altri miracoli che il popolo di Sicilì e tutti i suoi devoti hanno ricevuto da questo gran soldato di Cristo.
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